lunedì, 10 luglio 2006

BEH...GRAZIE DI TUTTO EH!

Grazie al fatto di aver ricevuto messaggi, telefonate, manifestazioni di interessamento al proseguire insieme un percorso, nella mia testa oggi si parlava, tra un sogno e un altro, tra un neurone e un atomo di passata paura, della formazione. M'è ritornata, così, alla mente una poesia. Meravigliosamente attinente al percorso che il mio emozionale, fallibile, incompleto (ma eccezionalmente bisognoso di comunicazione) cervello, compie ogni giorno. Forse è tutto inutile, ma questa poesia e il suo autore, per me, lanciano ancora messaggi. Come tutti quelli pervenuti dalla fine del seminario a oggi. Grazie, grazie di nuovo a tutti.

 

C'è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c'è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C'è chi insegna lodando
quando trova di buono e divertendo:
c'è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.

C'è pure chi educa, senza nascondere
l'assurdo ch'è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo, ma cercando
d'essere franco all'altro come a sè,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.

(Danilo Dolci)

saluti e baci

marco

postato da: nogurunomethod alle ore 14:29 | Permalink | commenti (1)
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domenica, 11 giugno 2006

IMPRESSIONI DA ROMANO

Raccolgo l’invito di Marco e vi posto una specie di resoconto sull’ultimo incontro: Martedì scorso in aula si è finalmente arrivati a qualcosa di positivo. Al contrario degli incontri precedenti si è seguito un altro modo di operare e di impiegare il tempo in aula: innanzitutto ci siamo divisi in gruppi, poi ogni singolo gruppo ha fatto il punto della situazione con i collaboratori della cattedra sul cammino fin qui fatto nel compimento del progetto e poi, con l’ arrivo di Marco, abbiamo trattato quegli argomenti comuni a tutti che se pur non strettamente attinenti alle tematiche portate avanti nei nostri progetti sono serviti a creare quell’interazione e quella voglia di intervenire per esprimere il proprio punto di vista che forse ancora non erano emersi. Le nostre discussioni rasentano spesso il filosofico e l’ idea che fa da collante agli interventi è la NON CONSAPEVOLEZZA da parte della maggior parte dei singoli individui DI POSSEDERE DEI DIRITTI da qui nasce il problema su chi deve portare a conoscenza dei lavoratori le norme che possano assicurargli quel benessere e quella sicurezza finalizzate al miglioramento delle condizioni lavorative. Dapprima si è detto che chi dovrebbe assicurare quanto detto dovrebbe svolgere il suo lavoro in maniera più idonea al ruolo che detiene, per cui va bene il frequentare corsi sulla sicurezza, sulla 626 e via dicendo, ma quello che serve è cercare di creare all’ interno dell’ impresa un coinvolgimento totale, quindi di tutte le categorie al fine di operare nel modo più "ergonomico" possibile. Da qui allora l’ interrogativo di Marco: "Siamo sicuri che il dipendente voglia veramente collaborare al miglioramento delle proprie condizioni di lavoro?" Il quesito è tuttora interessante ma purtroppo il tempo per continuare a parlarne in aula era poco, anche se comunque si sono espresse un po’ d’opinioni in merito che convergevano sul fatto che l’ITALIANO non abbia ancora preso coscienza di cosa vuol dire la ricerca del proprio benessere psico-fisico nel posto di lavoro e forse (aggiungo io) qualcuno neanche ne ha voglia, per questo si rischia, come dicevamo ancora in aula, che coloro i quali detengano un minimo di potere continuino a sentirsi dei santoni.

ROMANO

postato da: ASSE alle ore 17:04 | Permalink | commenti (4)
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domenica, 04 giugno 2006

Posso davvero "capire" quasi tutto...ma...

questo silenzio... uccide!

qualsiasi impeto...

o emozione!

punto...

sono!

M

postato da: nogurunomethod alle ore 18:37 | Permalink | commenti (11)
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martedì, 30 maggio 2006

Oggi in aula ho parlato molto, forse troppo. Ma ho, di fatto, proseguito il discorso su Ulisse e le sue logiche, iniziato in un post dell'altra settimana. Proseguo ancora, affidandomi alle parole d'una canzone di Francesco Guccini. Prima di farvi vedere il testo comunico che la prossima volta di sicuro non ci sarò. E forse è meglio così. Perchè ho bisogno di segni tangibili che le parole qualcosa possano muovere. Ho bisogno di capire come ci possiamo organizzare "in formazione" per proseguire il "folle volo" di Ulisse e dei suoi compagni. A presto. Ecco la canzone:

ODYSSEUS

Bisogna che lo afferri fortemente
che, certo, non appartenevo al mare
anche se Dei d’Olimpo e umana gente
mi spinsero un giorno a navigare
e se guardavo l’isola petrosa
ulivi e armenti sopra a ogni collina
c’era il mio cuore al sommo d’ogni cosa
c’era l’anima mia che è contadina;
un’isola d’aratro e di frumento
senza vele, senza pescatori,
il sudore e la terra erano argento
il vino e l’olio erano i miei ori.

Ma se tu guardi un monte che hai di faccia
senti che ti sospinge a un altro monte,
un’isola col mare che l’abbraccia
ti chiama a un’altra isola di fronte
e diedi un volto a quelle chimere
le navi costruii di forma ardita,
concavi navi dalle vele nere
e nel mare cambiò quella mia vita
ma il mare cambiò quella mia vita
ma il mare trascurato mi travolse:
senza futuro era il mio navigare

Ma nel futuro trame di passato
si uniscono a brandelli di presente,
ti esalta l’acqua e al gusto del salato
brucia la mente
e ad ogni viaggio reinventarsi un mito
a ogni incontro ridisegnare il mondo
e perdersi nel gusto del proibito
sempre più in fondo

E andare in giorni bianchi come arsura,
soffio di vento e forza delle braccia,
mano al timone e sguardo nella pura
schiuma che lascia effimera una traccia;
andare nella notte che ti avvolge
scrutando delle stelle il tremolare
in alto l’Orsa è un sogno che ti volge
diritta verso il nord della Polare.
E andare come spinto dal destino
verso una guerra, verso l’avventura
e tornare contro ogni vaticino
contro gli Dei e contro la paura.

E andare verso isole incantate,
verso altri amori, verso forze arcane,
compagni persi e navi naufragati;
per mesi, anni, o soltanto settimane?
La memoria confonde e dà l’oblio,
chi era Nausicaa, e dove le sirene?
Circe e Calypso perse nel brusio
di voci che non so legare assieme.
Mi sfuggono il timone, vela e remo,
la frattura fra inizio ed il finire,
l’urlo dell’accecato Polifemo
ed il mio navigare per fuggire.

E fuggendo si muore e la morte
sento vicina quando tutto tace
sul mare, e maledico la mia sorte
non trovo pace
forse perché sono rimasto solo
ma allora non tremava la mia mano
e i remi mutai in ali al folle volo
oltre l’umano.

La vita del mare segna false rotte,
ingannevole in mare ogni tracciato,
solo leggende perse nella notte
perenne di chi un giorno mi ha cantato
donandomi però un’eterna vita
racchiusa in versi, in ritmi, in una rima,
dandomi ancora la gioia infinita
di entrare in porti sconosciuti prima

Lacio Drom...

Marco

 

postato da: nogurunomethod alle ore 22:09 | Permalink | commenti
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sabato, 27 maggio 2006

"... Non vogliate negar l’esperienza
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza"

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto XXVI, 116-120)


 


 



Queste parole che Ulisse rivolge ai compagni con i quali s'imbarca, in quello che Dante nel XXVI canto dell'inferno della Divina commedia definisce il folle volo, sono un capolavoro d’eloquenza retorica tutta tesa a sminuire il senso del pericolo agli occhi dei suoi rematori.
La figura di Ulisse è simbolo della ricerca del sapere, di colui che instancabilmente cerca nuove strade e sposta in continuazione i traguardi di quel suo inarrestabile e metaforico viaggio verso cio' che e' ancora sconosciuto.


In poche parole è di questo che abbiamo trattato in aula martedì. Iniziando ad approfondire alcuni argomenti, grazie soprattutto al contributo di una persona gentile e ottimamente preparata che risponde al nome di Costanza. Lei è una delle studentesse che prepara la tesi seguita dalla cattedra di Ergonomia. Grazie alla presentazione del suo lavoro ci ha permesso di iniziare il percorso verso la "canoscenza" delle figure che rappresentano gli attori che devono mettere in moto e gestire la macchina organizzativa di un Servizio Prevenzione e Protezione nelle imprese. I gruppi, dopo la discussione teorica in aula, si sono riuniti e hanno perfezionato le scelte dei loro singoli obiettivi.

Obiettivo comune rimane ancora il voler sminuire il senso del pericolo nell'intraprendere un viaggio di conoscenza al fine di migliorare la comunicazione nei processi progettuali che sono tesi ad aumentare la la consapevolezza dei pericoli che si corrono in qualsiasi attività umana venga svolta.

Baci, abbracci e buon fine settimana a tutti. A martedì, per chi verrà a proseguire il folle volo.

Marco T

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mercoledì, 17 maggio 2006

Progettare un progetto

ergonomiaSe me lo dici, lo dimentico; se me lo fai vedere lo ricordo; se me lo fai fare lo imparo. Semplicemente così, si può riassumere la lezione del seminario di questa settimana. Andando con ordine, si è partiti dalla consapevolezza che all’interno dell’aula, bisogna considerarsi come una impresa, o meglio ancora, come un gruppo di lavoro. Il secondo step affrontato è stato quello di definire cos’è un progetto. La partecipazione è stata totale, molti i punti di vista e le opinioni espresse. Abbiamo detto che il progetto è qualcosa che serve ad accomunare le persone che ne fanno parte, passando per la soddisfazione di un bisogno, fino a diventare energia lavorativa, scelta di una strategia, analisi, fasi per cui passare e giungere ad un obiettivo. Alla fine, si arriva a definire il progetto come una scelta. Il progetto è scegliere di fare qualcosa. L’acquisizione della definizione, è arrivata attraverso un percorso di sviluppo intellettivo comune. Quindi, il percorso formativo intrapreso, porta alla necessità di valutare le competenze e le conoscenze, analizzando le risorse a disposizione e individuando le problematiche da affrontare. Il progetto viene quindi riassunto con tre parole chiave:

. Comunicare

. Analizzare

. Organizzare

Lacio Drom, Salvatore

postato da: ASSE alle ore 15:09 | Permalink | commenti (7)
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giovedì, 11 maggio 2006

Insomma...abbiamo iniziato. Commento? Mi è piaciuto ricevere belle vibrazioni dall'aula. L'essere in numero non grande consentirà - credo - di svolgere meglio un percorso collettivo proficuo e "movimentato". Vostre (di tutti intendo eh!) impressioni? Proviamo insieme a trasmettere quelle vibrazioni anche attraverso questo strumento di comunicazione che usiamo? Ci sono alcuni partecipanti che frequentano solo quest'aula virtuale. E' da subito che penso sia il caso di coinvolgerli.

Nell'aula F abbiamo iniziato con la condivisione dell'obiettivo generale da parte del gruppo di lavoro (che potremmo individuare come Project Management). E' questo: realizzare insieme percorsi progettuali di tipo comunicativo riguardanti SICUREZZA, PREVENZIONE e BENESSERE luoghi di lavoro.

Abbiamo condiviso il fatto che il nostro approccio progettuale sarà di tipo ergonomico. Quindi, essenzialmente:

- riguarderà qualsiasi attività svolgano gli esseri umani;

- avrà come punto centrale l'uomo e le sue manifestazioni psico-fisiche;

- sarà di tipo "partecipativo".

Abbiamo iniziato il percorso individuando una delle caratteristiche dell'ergonomia, che in aula abbiamo scelto di definire - per muovere i primi passi progettuali - "scienza dell'ovvio". Cioè di quelle cose che fanno parte della nostra vita quotidiana e che occorre palesare e formalizzare al fine di progettare come colmare le lacune che dividono le nostre conoscenze dalle competenze.

Abbiamo detto che da scienza dell'ovvio, l'ulteriore caratteristica dell'ergonomia è di essere scienza della "diversità" e della "complessità". Nel senso che attraverso i suoi metodi e i suoi strumenti di lavoro aiuta a cogliere e gestire meglio differenze (tra esseri umani, tecnologie, organizzazioni, metodi di lavoro ecc.) e circostanze complesse.

In breve questo è ciò che ci siamo comunicati in due ore. Chiunque ritenga che io abbia dimenticato qualcosa o non sia in connessione o linea con la mia comunicazione, per favore, interagisca al fine di stimolare il dibattito e tornare martedì prossimo in aula con approfondimenti e miglioramenti rispetto a queste prime informazioni. Grazie,

A presto

Marco

P.S. ah, dimenticavo un aspetto logistico deciso insieme: ci dividiamo in gruppi, di tre massimo quattro persone per gruppo. Gruppi misti: laureati, laureandi, triennalisti e quinquennalisti. Le liste dei gruppi le sto preparando io che "soy el leader maximo" del prcorso. No, scherzo, lo faccio solo per anzianità di "servizio". In aula la prossima volta ogni gruppo deciderà l'argomento che intende sviluppare.

postato da: nogurunomethod alle ore 14:38 | Permalink | commenti (6)
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venerdì, 05 maggio 2006

ANNUNCIAZIONE...

ANNUNCIAZIONE...

ANNUNCIAZIONE!

HABEMUS AULAM!

il sEmiNAriO avrà inizio

martedì 9 maggio alle ore 18.00 presso SANI aula F

e si terrà ogni martedì.

Stessa aula stessa ora...fino alle 20.00.

ACCORRETE! NUMEROSI...MA NON TROPPO!

Le iscrizioni si raccolgono qui sotto

postato da: nogurunomethod alle ore 00:24 | Permalink | commenti (12)
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lunedì, 01 maggio 2006

“Non si tratta di un problema di numero. Grande o piccola questa manifestazione del 1° Maggio è l'affermazione del principio di solidarietà e di unione degli operai di tutti i paesi ed è questo che farà del 1° Maggio una giornata unica nella storia del mondo”


Dall'appello ai lavoratori della Gran Bretagna da parte della

Federazione Nazionale delle Organizzazioni Operaie

1890, 1° Maggio

BUON PRIMOMAGGIO

CON PANE E ROSE

CON PANE E TULIPANI

CON PANE E PARTECIPAZIONE!

Baci e tulipani

MarcoT

 

P.S. Sembra davvero che presto abbia inizio il seminario in aula e... "non si tratta di un problema di numero!"... Have a Nice Day! M

postato da: nogurunomethod alle ore 09:55 | Permalink | commenti (7)
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domenica, 30 aprile 2006

La strada legislativa della "626"

Mentre bivaccavo nelle terre del profondo sud durante le vacanze pasquali, mi sono accorto dopo quasi 20 anni che la strada (fotografata qui sopra) che generalmente percorro per recarmi a Caltanissetta si chiama 626!! Sarà un segno del destino?!?! Sto iniziando a credere che lo sia! Strano come una strada prenda il nome di una legge sulla sicurezza in un luogo come la Sicilia dove, se vai in una qualsiasi azienda a chiedere cosa sia la 626 a malapena ti rispondono: "La 626? Sì la conosco! è la seconda a destra!". Allora mi chiedo, quali devono essere i veri principi che devono correre lungo "la strada legislativa della 626" per far in modo che tutti, non solo la conoscano, ma che soprattutto non la vedano come una norma per la quale una azienda deve sborsare solo soldi?! Credo che la 626 può rappresentare molto di più: un modo di pensare, fatto non solamente di burocrazia, articoli e commi, ma uno spunto per arrivare a condividere un modo di pensare collettivo lontano da ogni tipo di stress.

 

Nel cartello stradale è raffigurato anche un "8" , sono andato a vedere l'articolo 8 della "626" che riguarda precisamente il  "Servizio di prevenzione e protezione nei luoghi di lavoro"...sarà un caso pure questo?

Alessio

postato da: ASSE alle ore 16:36 | Permalink | commenti (6)
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